RACCONTI ROMANI
domenica 24 marzo 2013
VERITÀ
DI RITA BELLACOSA
Platone in alcuni dialoghi come il Cratilo e il Sofista cerca di stabilire cosa sia la Verità; Aristotele, nella Metafisica, enuncia due teoremi sulla questione, ormai diventata complessa. Tra i seguaci di Socrate circolano rompicapo e paradossi, come quello di Eubulide di Mileto, noto come «sofisma del mentitore»: «Se menti dicendo di mentire, nello stesso tempo menti e dici la verità». Intanto, stoici ed epicurei sostengono che questa verità si debba cercare nelle sensazioni che sono il manifestarsi stesso delle cose. Pilato, uomo da accampamento più che da biblioteca, pronuncia la domanda che é diventata la più celebre della storia sull’argomento. Tra la fine del XVI secolo e l’inizio del successivo Francis Bacon riprende il quesito evangelico nel saggio Della verità e sostiene che Pilato pronuncia le parole «scherzando», senza «aspettarsi una risposta». Friedrich Nietzsche nell’Anticristo, dopo aver sottolineato che «in tutto il Nuovo Testamento c’è soltanto un’unica figura degna di essere onorata», e questa è appunto Pilato, si scaglia contro la verità. Søren Kierkegaard, qualche anno prima, ha già rovesciato il problema nel suo Esercizio del cristianesimo: «Che a Pilato venga in mente di interpellare Cristo a quel modo, in quel momento, questo prova che egli non aveva assolutamente l’occhio fatto per la verità». Poi, con efficacia, parla della «confusione fondamentale della domanda», la quale non avrebbe potuto «essere più sciocca». Se ne occuperà anche Oswald Spengler nella sua celebre opera Il tramonto dell’Occidente, che tanto dispiace a Benedetto Croce. Egli dice che nella famosa domanda è contenuto tutto il senso della storia. Hans Kelsen, il giurista austriaco tra i più apprezzati del secolo scorso, esamina la scena ne I fondamenti della democrazia e, dopo aver riferito che quel magistrato romano era un «relativista scettico», scrive: «Agì con assoluta coerenza, rimettendo la decisione al popolo». Insomma, Pilato si comportò da «democratico». Sulla verità si è continuato a discutere e riflettere, da Machiavelli in poi. Alla fine del Settecento si verifica un diverbio tra Constant e Kant su come e quando dire la verità. Per il primo si può fare qualche eccezione, per il secondo si deve dire sempre, anche davanti a un assassino. La disputa è irrisolta.
TUTTI I DIRITTI RISERVATI. RITA BELLACOSA 2013
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